Costruire il rapporto con il cane di famiglia come nel branco

IL CANE DI FAMIGLIA SI SENTE PARTE DEL NOSTRO BRANCO?

di Angelica Da Ronco (educatore cinofilo)

 

Principio base dei più diffusi modi di vivere il cane, è ormai considerato un assioma talmente ovvio che non ha bisogno di dimostrazioni: ma è davvero corretto dare per scontato che il cane veda la famiglia come il suo “branco”?

 

Eddington in canile

 

A tutti suona normale e naturale che le cose stiano in questo modo, ma se proviamo a riflettere stiamo in verità presupponendo che due specie diverse possano convivere in uno stesso gruppo: quanto spesso accade una cosa del genere in natura?

Basta fare qualche ricerca per accorgersi che esempi del genere non se ne trovano, e che non esistono neppure studi che analizzino il problema nello specifico per il rapporto uomo-cane.

La questione quindi non solo non è così ovvia, ma sembrerebbe che non sia stata neppure presa in considerazione dagli scienziati!

 

Molti studiosi ed educatori, consci che uno studio etologico darebbe comunque  risposte più attendibili, hanno tuttavia cercato di rispondere a questa domanda utilizzando le conoscenze disponibili attualmente: il risultato sono conclusioni, ampiamente argomentate ma  diametralmente opposte!

 

Barry Eaton ad esempio, nel suo libro “dominanza: realtà o mito?” parte dal presupposto (incontestabile) che i membri di un branco condividono un linguaggio comune. Dal momento che a noi il linguaggio canino è precluso possiamo concludere che sia estremamente improbabile che un cane si senta parte di un branco misto.

A mio avviso questa argomentazione non regge: non avere un linguaggio comune non preclude solamente la capacità di convivere in uno stesso gruppo, ma mina la possibilità di un qualsiasi tipo di relazione! Dal momento che è innegabile che tra noi e Fido ci sia un rapporto, è evidente che in qualche modo ci capiamo! Da molto tempo infatti si parla di come i cani ci osservano per capire i significati delle nostre posture; a mio avviso è probabile che imparino ad associare un significato anche ai nostri goffi tentativi di imitare il loro linguaggio e i segnali calmanti; ad ogni modo credo sia abbastanza evidente che con i cani possiamo comunicare.

 

Patricia Mc Connell invece, nel suo libro “All’altro capo del guinzaglio” prende in considerazione la struttura sociale: gli uomini vivono in una società gerarchica proprio come i cani e in virtù di questo comune modo di intendere la vita di gruppo è corretto ritenere che possano vivere nello stesso “branco”.

 

cani socializzano

 

Ora, diamo pure per scontato che i cani siano animali gerarchici: significa necessariamente che debbano ricercare un ruolo sociale nei confronti di qualsiasi specie?

Se così fosse, i nostri fedeli amici dovrebbero elaborare un organigramma domestico tanto complesso quanto incomprensibile, che consideri le rispettive posizioni gerarchiche, oltre che degli umani anche dei gatti e persino dei canarini!

Sappiamo bene che ognuno di essi occupa un posto diverso, eppure non ci risulta che vi sia tra loro un conflitto gerarchico, altrimenti dovremmo constatare una continua competizione da parte del cane anche con il gatto( il quale probabilmente ne resterebbe molto confuso non condividendo lo stesso modo di intendere i rapporti), ma non ci sono testimonianze del fatto che ciò avvenga. Anzi, un cane opportunamente socializzato convive tranquillamente con il gatto e non per questo si instaura tra di loro una gerarchia!

 

Cane Corso grande, medio, piccolo

 

In verità il punto debole di entrambe le argomentazioni non è in qualche errore di logica, ma nella motivazione alla base delle due teorie: sia nel primo che nel secondo caso infatti non c’è la volontà di affrontare criticamente una questione spinosa, ma l’ansia di dimostrare a tutti i costi la veridicità di una teoria già assunta per vera.

Atteggiamento comprensibile: la risposta a questa domanda potrebbe invalidare completamente metodi di educazione e convivenza con il cane decennali; l’interesse degli educatori è difendere la propria scuola di pensiero, non conoscere l’etologia del cane.

Può sembrare un’affermazione forte, ma se guardiamo le guerre tra fazioni che si sono create in ambito cinofilo è facile accorgersi di come prevalga il partito preso piuttosto che l’onestà intellettuale che dovrebbe essere alla base di ogni ricerca.

 

Fortunatamente gli etologi riescono ancora ad essere super partes rispetto a questa lotta, e contrariamente a quanto avevamo concluso all’inizio, hanno da tempo risposto a questa scabrosa domanda.

Gli scienziati ci forniscono risposte sulla natura del branco: da anni sappiamo che in natura, i branchi di lupi sono in realtà nuclei familiari, nei quali la gerarchia corrisponde al naturale rispetto della prole nei confronti dei genitori.

Disponiamo pure di studi sul rapporto che il cane instaura con l’uomo, i quali suggeriscono che i cani tendono ad affezionarsi a chi si prende cura di loro secondo un rapporto di tipo parentale: in qualche modo ci vedono come i loro genitori.

 

Il cane quindi si sente parte di una famiglia, e famiglia per loro vuol dire proprio branco!

È quindi corretto parlare di branco, a patto di intenderlo in modo corretto, lasciando da parte le scalate gerarchiche che nulla hanno a che vedere con una famiglia.

 

Entrambe le fazioni hanno una parte di ragione, e quando mai le cose stanno in modo diverso! Quando finiranno, quindi, queste inutili guerre di pensiero? 

Forum Famiglia o branco? costruire il rapporto con il cane

  • Questo topic ha 139 risposte, 27 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 8 mesi, 1 settimana fa da Piumagica.
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  • #1609
    angelica
    Admin
      • @angelica

      Hai ragione Cesarway, il punto è proprio l’istinto.. perché a documentarsi accuratamente leggendo lo scibile sul mondo animale si giunge alla conclusione che l’etologia cinofila è basata sull’aria fritta!!!
      Ma anche usare l’istinto non è uno scherzo… dovremmo aprire un forum su ascesi e meditazione!!! :lol:

      Ciao Luca(il simbolo del copyright non lo trovo sulla tastiera….)!
      Il fatto che Mya si fermi e si sieda non vuol dire necessariamente che ha paura. Se si infila la coda tra le zampe e spinge per tornare a casa allora è più probabile che sia traumatizzata da qualcosa ma se si limita a bolccarsi in presenza di persone e rumori strani magari è solo confusa.
      Bisogna anche considerare dove abiti: se sei in centro città il numero di persone e il tipo di rumori sono sicuramente difficili da gestire per un cucciolo di corso(rispetto ad esempio alla spiaggia, dove gli spazi sono più ampi, le persone di meno o comunque più sparse, i rumori “strani” affievoliti..).
      da come la descirvi non mi sembra una cosa grave,se perseveri a portarla fuori si abituerà, soprattutto se nel frattempo migliorerà la vostra intesa: quando si fiderà completamente di te,ti si affiderà nei momenti di confusione, e a te basterà un cenno per riportarla alla tranquillità.

      #1614
      espada
      Utente
        • @espada

        quando la porto fuori Mya tende a non volersi allontanare da casa. sembra un segugio che annusa tutto e non ne vuole sapere di passeggiare a modo.

        leggendo con interesse quelli che sono i segnali calmanti ne ho dedotto che, forse, ha paura e vuole restare il più vicino a casa soprattutto quando sente rumori o vede gente.

        caro Luca, ti dico anche la mia: i “segnali” (tutti, anche quelli che non sono calmanti) vengono impiegati dal cane per comunicare qualcosa a qualcuno… oppure a sè stesso!

        annusare per terra, per esempio, per la mia limitata (nel tempo: 2 anni – anche se in questi due anni ho cercato di osservare qualche centinaio di cani) esperienza ti dico che ho visto spesso usare questo “segnale calmante” quando il cane è tra altri cani, mentre invece non l’ho visto usare per tranquillizzare sè stesso oppure il padrone/conduttore che lo porta in passeggiata.

        probabilmente l’ambiente in cui Mya è inserita non è ancora per lei abbastanza familiare, quindi usa l’olfatto (e devi essere contento che usi questo senso! nella gerarchia sensoriale per il cane dovrebbe essere al primo posto, seguito dalla vista, dal gusto e solo successivamente dall’udito – diversamente dagli uomini che usano nell’ordine vista, udito, tatto, olfatto, gusto) per esplorare la zona e capire cosa può aspettarsi di trovarci (specialmente gli odori di altri cani, gatti, eventuali topi, scoiattoli, ecc.)

        soprattutto a quell’età, a mio avviso, è naturale e giusto che lo faccia ogni volta che ne sente la necessità.

        crescendo invece sarà utile nelle situazioni in cui effettivamente ci sia bisogno di esplorare… mentre invece dovrà stare a testa alta nelle situazioni di normalità!

        ti propongo un accorgimento che puoi sperimentare, munito di (tutte cose che comunque ti serviranno):

        1 collare (non a strangolo/semistrangolo specialmente se non hai la necessaria esperienza per usarli)
        1 pettorina (per la morfologia del Corso secondo me il modello “svedese” a V è quella anatomicamente più idonea)
        1 guinzaglio da addestramento (quello che sembra una lasagna lunga 2 metri, con tanti anelli di lato ed un piccolo moschettone secondario all’altro capo, da agganciare a detti anelli)

        utilizzando la pettorina ed il guinzaglio da addestramento farai sentire più “libero” il cane, quindi alleggerito da tale pressione mentale troverà da solo rapidamente la giusta distanza da te e coordinerà il suo passo con il tuo (si avvicinerà spontaneamente e ti camminerà a fianco, considerando che è un molosso)

        in altre circostanze, quando vorrai che “si fidi” di te indipendentemente dalla sua curiosità/bisogno di esplorare, aggancerai il piccolo moschettone secondario al collare, mentre il moschettone principale lo aggancerai alla pettorina.

        la trazione dovrà essere improntata sulla pettorina, quindi il capo del guinzaglio tra la tua mano ed essa dovrà essere leggermente più corto (se il cane tira, va in trazione solo questo capo).

        quando il cane si mette naso a terra e non lo tira rapidamente su, oppure se si distrae, cerca di andare da un’altra parte, ecc. darai un leggero e rapido strattone al capo del guinzaglio collegato al collare: in questo modo il segnale “correttivo” gli arriverà chiarissimo e senza sollecitazione eccessiva sul suo collo!

        ciao

        #1615
        Anonimo

          Scusate l’OT. ma oggi per la prima volte dopo la morte di Hassia, Hermes si è seduto sul posto di comando, non c’era mai salito nessuno all’infuori di lei (il posto di comando è il tavolo di cemento che sta in giardino, li si ci sdraiava solo Hassia!!)si è reso conto che adesso la responsabilità è tutta sua!! :cheer:

          :) fantastico!!! :)

          #1616
          Anonimo

            la mia esperienza mi suggerisce che per ricondurre il cane ad un diverso comportamento, quando sbaglia, hai sempre almeno due possibilità:

            1) minacciarlo/intimidirlo/costringerlo/inibirlo

            2) tranquillizzarlo e dargli la possibilità di capire

            Beh… mi pare riduttivo… non trovi?
            Detta così è un po’ come tirarla: “o lo tratti male… (minacce costrizioni e intimidazioni) oppure dargli la possibilità di capire….”.
            Che poi è dire tutto e niente… Nel senso che io che ti conosco so cosa vuoi dire quando affermi “tranquilizzarlo e dargli la possibilità di capire…” ma non è univoco ciò che scrivi.

            Io provo a dire la mia: il cane ha senza dubbio la capacità di capire… sì ma cosa??? Quello che vuole? Ha un “imperativo morale”?
            Non credo proprio…. Il cane agisce d’istinto… Ora l’istinto del cane non può essere sempre “politically correct”; in altre parole: in natura qualsiasi cosa faccia “è giusta” nel senso che si assume le sue responsabilità: se fa una cazzotta qualcun altro glielo farà capire, con le buone o con le cattive (senza tanti convenevoli e senza filtri sociali umanoidi).
            Ma nel “nostro” mondo, nel mondo di noi umani, pieni di regole e convenzioni lui è “estraneo”. Il nostro modo (imperativo a mio giudizio) di farlo sentire a suo agio e comportarsi “bene” ma senza stress e senza complicazioni (ovvero sentirsi dire NOOOOO!!!! ogni 3 secondi) è abituarlo a capire che siamo noi a gestire tutto, tutte le situazioni: questo comporta un lavoro non facile, non troppo breve e nemmeno privo di qualche momento di confronto “aspro” se serve. Del resto, come noi, anche loro, i nostri amati amici quadrupedi possono essere testardi! :)

            difficilmente usiamo la parola “NO” o similari… generalmente basta uno sbadiglio o un naso all’insù… qualora non sia sufficiente, un bel grugnito (tipo schiarirsi forte la voce “UHMMM UHMMM”) funziona sempre… questo ce l’ha insegnato Eddington quando ci ha manifestato il suo disappunto!
            :-D

            Come ho avuto modo altre volte di dire non escludo assolutamente che sia possibile interagire con i cani attraverso l’uso dei cd “segnali calmanti”… (non esagerando sulla fiducia, però, che questi possano essere sempre “capiti” universalmente da tutti i cani).

            Ciò che non condivido, però, è escludere (anche solo nelle intenzioni) l’atteggiamento della correzione. La correzione deve essere presente nell’educazione del cucciolo e del cane adulto poi. Deve poter contenere ogni volta che serve un sonoro “NO!” verbale e fisico…

            #1618
            espada
            Utente
              • @espada

              Ciò che non condivido, però, è escludere (anche solo nelle intenzioni) l’atteggiamento della correzione. La correzione deve essere presente nell’educazione del cucciolo e del cane adulto poi. Deve poter contenere ogni volta che serve un sonoro “NO!” verbale e fisico…

              grazie per la precisazione!
              :)
              non volevo assolutamente dire che non si deve correggere il cane!

              anche lo sbadiglio e il brontolio/grugnito sono correzioni, a mio avviso più dog-friendly, ma che comunque significano ugualmente “aoh, te stai a sbajià! e me stai pure a rompe…”
              :silly:

              a parte gli scherzi, sono d’accordo con te e non potrebbe essere diversamente… se il cane non intraprendesse mai l’azione giusta (per me), come potrei approvargliela?
              ovvio che se intraprende quella sbagliata (sempre per me: anche in questo caso condivido la tua osservazione) per fargli capire che la disapprovo devo usare un correttivo, che sia al contempo efficace e per quanto possibile non “deprimente”.

              vedi che anch’io avevo proposto un correttivo tramite collare?

              quando il cane si mette naso a terra e non lo tira rapidamente su, oppure se si distrae, cerca di andare da un’altra parte, ecc. darai un leggero e rapido strattone al capo del guinzaglio collegato al collare: in questo modo il segnale “correttivo” gli arriverà chiarissimo e senza sollecitazione eccessiva sul suo collo!

              spero di non sembrare un buonista… ma tanto meno vorrei passare per un ingenuo illuso!
              ;)
              ciao

              #1621
              luca
              Utente
                • @luca

                quando la porto fuori Mya tende a non volersi allontanare da casa. sembra un segugio che annusa tutto e non ne vuole sapere di passeggiare a modo.

                leggendo con interesse quelli che sono i segnali calmanti ne ho dedotto che, forse, ha paura e vuole restare il più vicino a casa soprattutto quando sente rumori o vede gente.

                caro Luca, ti dico anche la mia: i “segnali” (tutti, anche quelli che non sono calmanti) vengono impiegati dal cane per comunicare qualcosa a qualcuno… oppure a sè stesso!

                annusare per terra, per esempio, per la mia limitata (nel tempo: 2 anni – anche se in questi due anni ho cercato di osservare qualche centinaio di cani) esperienza ti dico che ho visto spesso usare questo “segnale calmante” quando il cane è tra altri cani, mentre invece non l’ho visto usare per tranquillizzare sè stesso oppure il padrone/conduttore che lo porta in passeggiata.

                probabilmente l’ambiente in cui Mya è inserita non è ancora per lei abbastanza familiare, quindi usa l’olfatto (e devi essere contento che usi questo senso! nella gerarchia sensoriale per il cane dovrebbe essere al primo posto, seguito dalla vista, dal gusto e solo successivamente dall’udito – diversamente dagli uomini che usano nell’ordine vista, udito, tatto, olfatto, gusto) per esplorare la zona e capire cosa può aspettarsi di trovarci (specialmente gli odori di altri cani, gatti, eventuali topi, scoiattoli, ecc.)

                soprattutto a quell’età, a mio avviso, è naturale e giusto che lo faccia ogni volta che ne sente la necessità.

                crescendo invece sarà utile nelle situazioni in cui effettivamente ci sia bisogno di esplorare… mentre invece dovrà stare a testa alta nelle situazioni di normalità!

                ti propongo un accorgimento che puoi sperimentare, munito di (tutte cose che comunque ti serviranno):

                1 collare (non a strangolo/semistrangolo specialmente se non hai la necessaria esperienza per usarli)
                1 pettorina (per la morfologia del Corso secondo me il modello “svedese” a V è quella anatomicamente più idonea)
                1 guinzaglio da addestramento (quello che sembra una lasagna lunga 2 metri, con tanti anelli di lato ed un piccolo moschettone secondario all’altro capo, da agganciare a detti anelli)

                utilizzando la pettorina ed il guinzaglio da addestramento farai sentire più “libero” il cane, quindi alleggerito da tale pressione mentale troverà da solo rapidamente la giusta distanza da te e coordinerà il suo passo con il tuo (si avvicinerà spontaneamente e ti camminerà a fianco, considerando che è un molosso)

                in altre circostanze, quando vorrai che “si fidi” di te indipendentemente dalla sua curiosità/bisogno di esplorare, aggancerai il piccolo moschettone secondario al collare, mentre il moschettone principale lo aggancerai alla pettorina.

                la trazione dovrà essere improntata sulla pettorina, quindi il capo del guinzaglio tra la tua mano ed essa dovrà essere leggermente più corto (se il cane tira, va in trazione solo questo capo).

                quando il cane si mette naso a terra e non lo tira rapidamente su, oppure se si distrae, cerca di andare da un’altra parte, ecc. darai un leggero e rapido strattone al capo del guinzaglio collegato al collare: in questo modo il segnale “correttivo” gli arriverà chiarissimo e senza sollecitazione eccessiva sul suo collo!

                ciao[/quote]
                tutto molto interessante.

                Mya ha sempre avuto un collare (non a strangolo) poi quando ho visto che uscendo tendeva a fermarsi troppo spesso o a tirare verso casa avevo preso uno di corda a strangolo. ma vedendo che serviva a poco e data la sua e tà e non volendo stressarla troppo lo subito rimesso da parte.
                adesso proverò la pettorina ed il guinzaglio da addestramento. in realtà lo avevo visto ma non sapevo come funzionasse.

                in questi giorni la sto osservando con attenzione, oggi per esempio siamo usciti. già dal momento in cui le infilo il guinzaglio si blocca dentro casa mettendosi seduta o addirittura sdraiata. poi ancor prima di superare il ciglio della porta inizia a grattarsi e a sgrullare il capo.

                quando usciamo tende spesso a bloccarsi e a sedersi. anche quando cammina si volta per controllare alle sue spalle. questo anche ieri sera quando in strada non c’era nessuno. sgrulla spesso il capo e si gratta in continuazione (mentre in casa lo fa davvero di rado).

                se vede qualcuno non c’è verso di farla camminare. si siede e lo fissa con la coda abbassata mentre le orecchie sono dritte ed ogni tanto ne abbassa solo una.

                oggi è passata una signore. all’inizio correva verso di lei come per farle le feste, forse l’ha scambiata per mia suocera, infatti quando la signora si è avvicinata lei si è ritirata e si nasconde dietro di me facendo un verso simile ad un pianto.

                quando invece usciamo in altri luoghi anche affollati come il centro (io vivo in una zona tranquilla) dove c’è tanta gente e cani è molto più tranquilla. non si spaventa quando passano le auto ed anche quando un giorno qualcuno ha fatto esplodere dei botti molto forti lei voleva solo tornare a casa senza fare chissà che e quando eravamo dentro si era messa vicino a me seduta senza fuggire o tentare di nascondersi.

                adesso proverò con pettorina collare e guinzaglio dandole una leggera strattonata quando vedo che inizia a bloccarsi e sedersi. non voglio forzarla. so che deve imparare da sola a non aver paura, e visto che anch’io seguo CM ed ho letto il suo libro, oggi ho provato a seguire un suo consiglio con cani spaventati e cerco di sollevarle la coda con gentilezza quando vedo che la mette in mezzo alle gambe per cercare di infonderle più serenità, oppure la elogio con affetto quando vedo alcuni momenti di pura serenità, come stamattina quando per un momento ha iniziato a correre giocando con le foglie portate via dal vento con la coda alzata.

                #1625
                espada
                Utente
                  • @espada

                  adesso proverò la pettorina ed il guinzaglio da addestramento. in realtà lo avevo visto ma non sapevo come funzionasse.

                  scusami Luca, mi occorre precisare: l’esercizio che ti ho proposto è un MIO uso del guinzaglio da addestramento, ma non è l’uso “canonico”.

                  proprio i diversi anelli che lo compongono, unitamente al piccolo moschettone, consentono di allungarlo/accorciarlo in funzione delle necessità dell’esercizio, così come puoi metterlo a tracolla (tipo “postino”) per portare il cane al tuo fianco mantenendo entrambe le mani libere, ecc.

                  è uno strumento da usare in addestramento, non è nato per la passeggiata ed occorre precisare che al massimo allungo supera i 150cm consentiti dalla legge!

                  #1626
                  espada
                  Utente
                    • @espada

                    altri accorgimenti che possono infondere sicurezza nel cane sono proposti dal metodo TTouch:
                    – esercizi di “condotta assistita” (con l’ausilio di alcuni strumenti come halti, guinzaglio bilanciato, ecc.)
                    – prove di gestione del proprio corpo nello spazio (superando piccolissimi ostacoli, pavimento a rete, labirinto, ecc.)
                    – bendaggi
                    – toccamenti/manipolazioni

                    ho acquistato il libro di Linda Tellington Jones ma non ho ancora avuto la possibilità di frequentare un workshop… quindi posso solo dire le mie prime sensazioni intuitive: qualche accorgimento mi sembra molto interessante, ma non mi aspetterei miracoli!

                    #1632
                    peter-parker
                    Utente
                      • @peter-parker

                      complimenti: hai sperimentato e valutato riscontri oggettivi!
                      questo è il metodo che dovremmo seguire tutti, sempre però avendo chiari gli obiettivi perseguiti.

                      grazie, attendo con trepidazione la prossima puntata!

                      Non farmi passare però per uno che ne capisce, mi raccomando!
                      L’incontro con il SIUA ha sfondato il muro della mia pigrizia…mica mi ha fatto diventare un addestratore!
                      Se avrò il piacere di conoscerti/vi vedrài che non siamo affatto ben educati! Che utilizzo il NO! che varco le soglie per primo…

                      Infatti nei prossimi post visto che il riassunto degli ultimi sei mesi è concluso scriverò di quelli che sono i problemi del momento.

                      #1636
                      espada
                      Utente
                        • @espada

                        siamo tutti sperimentatori, auspicabilmente, alla ricerca del bene dei nostri compagni quadrupedi!

                        la verità in tasca nessuno ce l’ha, nè l’interesse a fare proselitismo.
                        :-)

                        #1674
                        peter-parker
                        Utente
                          • @peter-parker

                          @luca
                          Fatta eccezione per la coda fra le gambe i comportamenti di Mya li ho già vissuti tutti.
                          Inizialmente ho reagito come te durante la gestione del cane al guinzaglio:
                          -strattoni
                          -aspettarlo
                          etc…

                          Poi ho cambiato approcio mentale alla passeggiata:
                          -deve essere un momento divertente e stimolante per il cane
                          -deve essere una parentesi rilassante per me
                          di conseguenza:
                          -non esiste un percorso da completare
                          -non esiste un tempo da rispettare meticolosamente
                          -non passeggiamo per esibirci ma per divertirci
                          così:
                          -non mi arrabbio se non rimane al fianco anzi ho allungato il guinzaglio per dargli maggiore autonomia
                          -gli concedo tutti i zig-zag che vuole mentre decido la macro-direzione
                          -aspetto che si stanchi di tirare nella direzione opposta e lo richiamo a me premiandolo

                          e poi è un cucciolo, se non scopre il mondo adesso con l’olfatto quando lo deve fare?

                          Per il guardarsi alle spalle… lo faceva anche Tex (tranne quando si usciva tutti e 3) ha smesso da solo, forse perchè è aumentata la sicurezza in sè.

                          Scrivo senza la pretesa di dare consigli solo perchè è capitato anche a me e tutt’ora mica sempre riesco a fare quello che ti ho scritto…

                          #1688
                          Anonimo

                            Dunque, vorrei dare anch’io il mio contributo a questo argomento interessantissimo e in continua evoluzione. Secondo me una ricetta sicura non c’e’. Le linee guida ci possono aiutare ma molto dipende dal carattere del cane e dallo stile di vita, dai primi giorni fino ad arrivare a quando lo abbiamo preso con noi. Io non ho memoria di essere stata mai senza un cane in famiglia. Cani grandi sopratutto: pastori tedeschi principalmente, ma anche rott, dobermann, corso, e vari meticci.Per anni mi sono basata sul metodo capobranco- dominante. Non troppe coccole perche’ il capo e’ il capo, gioco quando voglio io, mangiare idem e potrei continuare cosi’ con molti altri esempi, Passo prima io e poi il cane. Poi ho cominciato a riflettere…Ma il cane deve per forza aver paura di me per rispettarmi? Perche’ mi ero accorta che la mia Furia, femmina di corso (il nome l’aveva scelto mio marito ma non rispecchiava per niente il carattere dolcissimo e timoroso) mi temeva, e non sono mai riuscita modificare questo comportamento.Con questa cucciola ho volutamente cambiato metodo per vedere se riuscivo ad associare ubbidienza e fiducia.Un aiuto prezioso l’ha dato l’altra mia compagna di vita: una jack russell di nove anni. Non ho dovuto faticare perche’ la piccola segue tutto quello che fa l’altro cane che e’ ben educato e non stressato. Ho buttato il collare a strozzo e la passeggiata e’ diventata un momento di gioco e divertimento per tutti. Lascio il cane libero di giocare quando vuole,generalmente mangia prima di me e passa dalle porte prima o anche dopo di me e quando dico no e’ no,senza traumi.I risultati sono gli stessi degli altri cani solo con meno stress, sia per me che per i cani. Naturalmente e’ solo una mia opinione e mi scuso se ho scritto un libro ma e’ argomento che mi sta a cuore.

                            #1710
                            espada
                            Utente
                              • @espada

                              I risultati sono gli stessi degli altri cani solo con meno stress, sia per me che per i cani.

                              grazie Nadia, anch’io penso che ci siano tanti modi per ottenere buoni risultati “visibili” (ciò che il cane fa, come si comporta) e che la differenza la facciano i risultati “non visibili” (lo stato d’animo del cane).

                              anch’io penso che per il cane sia fonte di stress tutto ciò che non capisce… però in ciò, per dirla tutta, dobbiamo considerare sia le inibizioni/costrizioni irragionevoli, sia le nostre pretese che lui possa applicare ragionamenti logici o analogici per interpretare situazioni innaturali!
                              :-)

                              ciao

                              Alessio

                              #1711
                              Anonimo

                                Non sono sicura di aver capito cosa intendi Alessio, puoi chiarirmi il tuo pensiero? Grazie

                                #1726
                                espada
                                Utente
                                  • @espada

                                  dicevo che sono d’accordo con te: ci sono tantissimi modi per ottenere dal cane “risultati visibili” (ad esempio che obbedisca ai comandi) ma alcuni di essi producono “risultati non visibili” negativi (es. comunicazione inibita, stress elevato, depressione, ecc.)

                                  chiarivo però, non per te ma in generale, che per il cane è fonte di stress tutto ciò che non capisce.

                                  quindi è stressante costringerlo con la forza ad un determinato comportamento, ma è stressante anche pretendere che il cane faccia ragionamenti di carattere morale o filosofico per comprendere il comportamento atteso…

                                  insomma: bisogna saperlo indirizzare verso la soluzione!

                                  sei d’accordo?

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