Il mito del Cane Dominante

 

 

IL MITO DEL CANE DOMINANTE

di Angelica Da Ronco (educatore cinofilo)

 

È uno dei termini più ambigui della cinofilia: c’è chi pensa sia la spiegazione di qualsiasi comportamento del cane e chi la considera quasi una parla tabù… ma che cos’è davvero la dominanza?

Cerchiamo una volta per tutte di analizzarne il significato, i contesti in cui viene utilizzato in etologia per dare finalmente un senso ad un termine che ormai ha delle implicazioni su moltissimi aspetti della convivenza con il nostro migliore amico. 

Partiamo dagli inizi e andiamo a guardare che cos’è la dominanza nel regno animale:

 

Cosa vuol dire dominanza

In etologia il termine “dominanza” è molto usato con un significato ormai univoco e accettato.

Indica una relazione tra due individui instaurata dopo una serie di interazioni agonistiche: il vincitore sarà definito il soggetto dominante mentre il perdente quello subordinato.

Il comportamento agonistico in questa situazione è profondamente diverso da una aggressione qualsiasi: gli etologi riconoscono in queste interazioni un’intenzione di fondo di cercare un vincitore e un vinto, di stabilire una relazione, piuttosto che di lasciarsi cadere nell’escalation della violenza.

L’assenza di violenza è un aspetto molto importante: la comunicazione animale usa molto il tatto, e può essere anche molto energica. La differenza tra comunicazione e aggressione sta proprio nell’emozione di fondo: in una competizione da dominanza, per quanto lo scontro possa sembrare pesante, non c’è perdita di autocontrollo da parte dei contendenti.

Se il gruppo sociale è composto da più di due individui, è possibile, che si crei una gerarchia transitiva, in cui il soggetto alfa è dominante su beta, beta è subordinato ad alfa ma dominante su gamma e così via, fino ad arrivare al soggetto omega, sottomesso a chiunque.

La relazione di dominanza può essere temporanea, ad esempio tra due individui che si contendono la priorità ad una risorsa: esaurito il tema della disputa anche la gerarchia scompare; tuttavia anche nei gruppi sociali stabili i rapporti di dominanza non sempre sono duraturi ma possono variare a seconda delle circostanze.

E questo mette in discussione la tesi secondo cui “leader si nasce”.

 

Dominanza e Aggressività

La definizione di dominante è “colui che detiene il potere”.

Partiamo dal presupposto che il cane sia un animale sociale e che viva in una struttura gerarchizzata come i lupi, quindi andiamo a guadare nei progenitori del nostro migliore amico come funziona la detenzione del potere.

I primi studi sui branchi di lupi sono stati svolti negli anni Sessanta: si trattava di lupi in cattività, in cui gli animali si ritrovavano spesso a dover convivere in branchi creati artificialmente e in spazi ristretti o comunque limitati. Quello che si osservò furono frequenti aggressioni  (spesso anche letali), e subito si pensò che la gerarchia fosse basata sulla violenza. Un’analisi più attenta però fece emergere che molto spesso qualche esemplare si allontanasse dal branco fino ai confini della riserva: un segnale che forse i lupi cercassero di evitare i conflitti, ma la mancanza di sufficienti spazi impediva loro di disperdersi e frazionare i branchi.

Studi più recenti hanno considerato tutti questi limiti e preso in esame gruppi di lupi allo stato brado, scoprendo che questi animali vivono in realtà in famiglie, dove il rispetto della gerarchia coincide con la devozione dei figli verso i genitori.

In questo scenario non è necessaria la violenza per farsi rispettare, anzi la gerarchia è finalizzata proprio ad evitare episodi violenti, che infatti nei branchi in natura sono quasi assenti.

Proprio come nei gruppi di esseri umani, anche per i lupi è l’autorevolezza e non l’autorità a fare il leader: un buon capo è calmo, ha autocontrollo e ignora le provocazioni. L’aggressività in un gruppo sociale non può essere ammessa in quanto mina la stabilità del gruppo stesso; l’individuo aggressivo pertanto non è il più forte ma al contrario un soggetto problematico dannoso per se stesso e per il branco.

Se vogliamo riprodurre quindi un rapporto basato sulla dominanza con il nostro cane, sarà bene ricordarci di mantenere sempre l’autocontrollo. Ogni gesto o punizione che sia fatto con rabbia infatti sarà visto dal nostro quadrupede come un’aggressione (e di conseguenza la sua reazione sarà un’aggressione o la sottomissione), e non compreso come un atto sociale. Se vogliamo essere dei leader e avere il rispetto del nostro fedele amico, occorre imparare come mostrare la nostra dominanza attraverso l’autorevolezza, senza nessuna forma di rabbia: in questo modo la sua risposta non sarà la sottomissione, ma il rispetto e la collaborazione. Così ci insegna la natura.

cane grande con piccolo 

 

Il mio cane è dominante?

Abbiamo detto che la dominanza è una relazione. La relazione riguarda necessariamente due individui, quindi la dominanza non è una caratteristica della personalità: “il mio cane è dominante” è una frase che non ha nessun significato.

Gli studi sugli animali da branco rivelano che non c’è motivo per cui un individuo di alto rango dovrebbe mantenere la sua posizione sociale se spostato in un altro gruppo.

Leader non si nasce e l’etologia ha abbandonato da tempo questa convinzione: studi statistici sui branchi di lupi suggeriscono che il temperamento di un animale varia a seconda dello stato fisiologico e delle circostanze sociali. È quindi più corretto pensare che le relazioni di dominanza siano determinate da fattori molteplici piuttosto che da “tratti di dominanza”.

Gli studi sui lupi rivelano infatti che a determinare le gerarchie concorrono fattori come età, stato riproduttivo, condizioni nutrizionali, risorse da contendersi; le osservazioni sui cani selvatici del West Bengala indicano inoltre che le dispute relative alla dominanza avvengono solamente nel periodo riproduttivo, suggerendo che la gerarchia per questi animali abbia importanza solamente per quanto riguarda la possibilità di riprodursi. Tutte queste caratteristiche non sono certo parte del patrimonio genetico di un cucciolo!

“Dominanza” è solo una relazione: il comportamento di un animale cambia a seconda delle circostanze come pure il suo ruolo in una società.

Cani Corso giocano 

 

Conclusioni

Credo sia chiaro che il termine “dominanza” non è adatto a spiegare la personalità di un cane; tantomeno serve a scusare i suoi comportamenti aggressivi nei confronti di uomini e animali.

Tuttavia è un termine che ha molto da insegnarci sui cani e sul nostro rapporto con loro. L’importante è non usarlo per stigmatizzare la personalità di un soggetto, cercando scuse per i suoi comportamenti o per i nostri atteggiamenti nei suoi confronti.

Il rapporto con un cane è qualcosa che va continuamente scoperto, come anche la sua personalità. Usare il termine “dominanza” ha assolutamente senso se si cerca di comprenderne il significato e di trasportarlo in un impegno ad avere un rapporto sano di collaborazione e rispetto con il proprio migliore amico: questo ci insegna Madre Natura.

 

 

Bibliografia:

–           Dominanza: realtà o mito?- Barry Eaton- Haqihana Editore, 2003

–           All’altro capo del guinzaglio – Patricia B. McConnel – Ed. TEA, 2003

–           Bradshaw, J.W.S., Blackwell, E.J. and Casey, R.A. (2009) Dominance in domestic dogs – useful construct or bad habit? Journal of Veterinary Behaviour, Clinical Applications and Research, Volume 4, Issue 3, Pages 109-144 (May-June 2009)

–           Mech, L. D. (2008). What Happened to the Term Alpha Wolf? International Wolf, Winter 2008, pp. 4-8. http://www.4pawsu.com/alphawolf.pdf

–           Creel et al. Rank and reproduction in cooperatively breeding African wild dogs: behavioural and endocrine correlates- Behavioral Ecology Vol. 8 No. 3: 298-306

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Forum Leadership e gerarchia con il cane in famiglia

  • Questo topic ha 129 risposte, 25 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 5 anni, 5 mesi fa da fubiano.
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  • Autore
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  • #7413
    espada
    Utente
      • @espada

      credo che – perdonate l’immodestia – per chi é VERAMENTE un uomo libero, ossia che non ha bisogno né di comandare né di servire nella vita di tutti i giorni, risulti necessariamente goffo il fatto di “mostrare la propria leadership al cane”.

      questa, infatti, é naturalmente riflessa da ogni tua azione, da come lo chiami per uscire, da come gli togli una spina dalla zampa, da come metti la faccia tra le sue fauci mentre giochi alla lotta, da come ti poni verso i cani estranei con cui non vuoi che lui disputi per niente…

      se non hai questo carattere, onestamente non so come puoi cercare di simularlo… se uno basso si mette i trampoli non sembra per questo un gigante!

      quando l’asino indosso` la pelle del leone, guardandosi nello stagno per l’emozione si mise a ragliare…

      #7414
      espada
      Utente
        • @espada

        Luca, gli esempi che hai portato secondo me sono perfettamente calzanti!
        Comportandoti cosi` il tuo cane non dovrebbe avere alcun vuoto da colmare arrampicandosi sulla piramide…

        E nella sostanza pure con Pietro siamo relativamente vicini: io credo che se lasci dei vuoti il cane ci si allarga… ma altrimenti, lui non va a cercare il punto cedevole per sopraffarti!

        La notte possiamo dormire con la luce spenta, il cane non approfittera` delle tenebre per impadronirsi delle chiavi della macchina e del telecomando del televisore!

        #7415
        Anonimo

          Luca, gli esempi che hai portato secondo me sono perfettamente calzanti!
          Comportandoti cosi` il tuo cane non dovrebbe avere alcun vuoto da colmare arrampicandosi sulla piramide…

          Si, ma vedi, a mio parere, questo è un passaggio ulteriore nella comprensione dei rapporti con il cane.
          Se tu devi cercare di far capire come comportarsi alla Sciuramaria (termine mutuato dalla signora valeria Rossi che apprezzo molto) media, già il concetto che il cane deve accettarti come capo rischia di non essere di immediata comprensione, se no non si vedrebbero tanti Toy dog che se ne sbattono nel modo più assoluto dei loro proprietari.
          E soprattutto, se fosse di così facile comprensione, non si assisterebbe a episodi in cui “cani di famiglia” attaccano la loro stessa famiglia umana.
          Se deve passare un concetto, meglio che sia un concetto imperfetto ma comprensibile ad una gran parte delle persone piuttosto che un concetto “perfetto” assolutamente condivisibile ma inaccessibile senza determinati “strumenti” cognitivi.

          PS: talora Rock le chiavi della macchina me le ruberebbe volentieri per andare più velocemente al parco, quando io per qualche motivo indugio. :lol:

          #7427
          Anonimo

            E nella sostanza pure con Pietro siamo relativamente vicini: io credo che se lasci dei vuoti il cane ci si allarga… ma altrimenti, lui non va a cercare il punto cedevole per sopraffarti!

            La notte possiamo dormire con la luce spenta, il cane non approfittera` delle tenebre per impadronirsi delle chiavi della macchina e del telecomando del televisore!

            Ne sei sicuro?

            #7430
            espada
            Utente
              • @espada

              uhmmm… fammici pensare bene…
              :huh:

              #7437
              espada
              Utente
                • @espada

                Premesso che io ho sempre avuto una posizione di rispettoso distacco nei confronti di Valeria Rossi, di cui ho sempre detto di non condividere tutte le posizioni (anzi! al contrario! pragmaticamente è un’eccellente fucina di ottime indicazioni, mentre a livello di concezione del rapporto uomo/cane concordo poco con lei), vi propongo di leggere queste sue riflessioni, che mi pare giungano a conclusioni molto simili alle mie:

                http://www. tipresentoilcane.com/2011/07/13/la-dura-legge-del-boss-insomma-cesar-millan-e-un-dio-o-un-incapace/#it

                LA DURA LEGGE DEL BOSS
                (insomma: Cesar Millan è un dio o un incapace?)

                Non si parla d’altro. Anzi, se ne è già parlato fin troppo: su alcuni forum gli amministratori minacciano di sparare a vista su chiunque nomini Cesar Millan, il famoso dog whisperer televisivo, che in realtà più che un sussurratore sembra un calciatore di cani, almeno a giudicare dai video che circolano su youtube.
                Siccome noi non avevamo ancora trattato il “caso Millan”, vediamo di dire qualcosa in merito: anche perché, proprio stamattina, ho visto su FB che nonmiricordoquale associazione veterinaria ha preso netta posizione contro il sussurratore.
                E allora, diciamolo una buona volta: Millan parte da un presupposto che personalmente condivido (ovvero che si debba essere il leader del proprio cane), ma poi lo mette in pratica in un modo per cui gli sussurrerei volentieri di andarsene a quel paese, giusto per usare un eufemismo.
                Il suo metodo non è certo “tradizionale” (du’ palle… ovviamente tutti i gentilisti d’Italia si sono fiondati a dire che Millan è il Guru Maximo dell’addestramento “tradizionale”); e non è neppure naturale, perché nessun cane prende a calci nella pancia un altro cane se vuole sottometterlo.
                Ma soprattutto, da quel poco che ho visto (e non mi interessava vedere di più), mi è parso di capire che Millan affronta solitamente casi difficilissimi, cani che “o si mettono in riga, o finiscono morti ammazzati” (anche perché in America fanno presto a farti fuori): quindi i suoi metodi eccessivi e totalmente slegati da qualsiasi cognizione di etologia, psicologia canina eccetera potrebbero (condizionale: ma MOLTO condizionale) essere parzialmente (ma MOLTO parzialmente) giustificati dall’esigenza di ottenere un risultato immediato.
                Ciò non toglie che in gran parte siano metodi assurdi, praticamente MAI condivisibili, anche perché più che risolvere un problema lo procrastinano: il cane schiacciato e sottomesso con questi metodi da “macho man” (o”truzzo man”?) magari si sottomettono a lui per paura, ma non fanno altro che accumulare stress che prima o poi finiranno sicuramente per sfogare su qualcun altro.
                La cosa più assurda di tutte è che tanta gente lo prenda ad esempio quando/se deve rieducare un cane che non rischia la camera a gas da un momento all’altro, ma è il normalissimo cane di una normalissima famiglia che avrebbe a disposizione tutto il tempo che vuole per rieducarlo in modo civile.
                Ora, però, resta da stabilire che cosa sia “civile”… e immagino già i nostri lettori che urlacchiano “NOOOO!!! Un’altra diatriba gentilisti-tradizionalisti NOOOO!”
                Bboni. State bboni.
                Non è su questo piano, che voglio metterla.
                O meglio, un po’ forse sì… ma senza polemizzare: anzi, dichiarando a tuttotondo che molto spesso gentilisti, tradizionalisti, olistici, zooantropologi, cognivisti e tutto il cucuzzaro, se riescono a levarsi di dosso l’etichetta di turno, concordano su diversi punti (che, guarda caso, non hanno granché a che vedere con i punti su cui si basa il lavoro del sedicente “sussurratore”).
                Per dimostrarlo passo la parola ad una fanciulla di cui – ahimé – non sono riuscita a ripescare il nome (spero che me lo rammenti lei, se dovesse rileggersi!), che qualche annetto fa, proprio su questa rivista, scriveva così:

                “Le gerarchie: non capita di rado di leggere articoli di gentilisti che rinnegano la loro esistenza, dicendo che il cane è solo un animale opportunista e che nel suo addestramento l’importante è rinforzare i comportamenti corretti e ignorare quelli scorretti, che le gerarchie non c’entrano nulla e che il cane, derivando da un discendente “spazzino” del lupo, non è più considerabile un animale da branco.
                Immediata la risposta dei tradizionalisti: “Ma come! il cane è diretto discendente del lupo e ha mantenuto in tutto e per tutto il suo essere animale da branco. Per lui le gerarchie sono tutto! Va bene rinforzare i comportamenti positivi, ma se si stabilisce una chiara gerarchia per lui sarà più naturale ubbidire al suo capo e farà tutto con più gioia; inoltre ci sarà più rispetto e non si permetterà di fare certe cose. Il capo inoltre ha il diritto di “punire”, perché questo avviene anche in natura”.
                E qui iniziano i litigi, perché i gentilisti considerano i tradizionalisti come dei sadici che raramente premiano ma sempre puniscono (pure con metodi crudeli); i secondi, invece, considerano i primi dei deboli, che si fanno gestire dai cani, che non si fanno rispettare e che fanno fare ai pelosi tutto quello che vogliono.
                Ma come sempre la verità sta nel mezzo… e la cosa divertente (se così si può dire) è che in realtà entrambi stanno sostenendo le stesse identiche cose, o quasi (le differenze le spiegherò dopo le analogie).
                Stanca di questi litigi, dovendo svolgere una tesi di laurea proprio sullo stress da mancanza di gerarchie (pensate al mio panico quando mi hanno detto “le gerarchie non ci sono”!) ho deciso di fare una ricerca per chiarirmi le idee e per capire dove stava la verità scientifica.
                All’inizio della mia ricerca mi sono imbattuta in un paragrafo così intitolato: “Who says the domince model doesn’t work?” (Chi dice che il modello della dominanza non funziona?) con i nomi dei professionisti che avevano lavorato e fatto ricerche (scientifiche) sull’argomento.
                Tra questi ho trovato: Jean Donaldson, Dr.Ian Dumbar, Drs.Garry Martin and Joseph Pear, Dr.Myrna Dilani, Pat Miller.
                Forte di questi nomi mi sono messa a cercare alcuni dei loro lavori. Ma man mano che li leggevo mi sono accorta che c’era qualcosa che non andava… loro non rinnegavano le gerarchie!
                Loro rinnegavano il cosiddetto Modello di Dominanza (sinonimo di Gerarchie basate sulla dominanza) per appoggiarne un altro chiamato Modello di sottomissione (o Gerarchie basate sulla sottomissione).
                Ma che differenza c’è?
                Leggiamo i punti che il Dr.Dumbar detta in una sua intervista per spiegare questo “nuovo” modello:

                -I cani non sono lupi e devono essere studiati in modo diretto.
                -I maschi hanno rigide gerarchie.
                -Anche le femmine hanno gerarchie, ma più variabili a seconda delle situazioni.
                -Quando si mischiano i sessi, le regole vengono mischiate a loro volta.
                -I maschi cercano di seguire la loro costituzione gerarchica, ma le femmine fanno delle “correzioni”.
                -I giovani cuccioli hanno quello che viene chiamata “licenza del cucciolo”: in pratica questa licenza gli permette di fare praticamente qualsiasi cosa.
                -Le femmine sono più tolleranti nei confronti di questa licenza rispetto ai maschi.
                -La “licenza del cucciolo” viene revocata approssimativamente a quattro mesi di età.
                -Da questo momento i maschi più vecchi, di medio rango, iniziano letteralmente a “torturare” psicologicamente il giovane fino a che questo non offrirà prontamente tutti i comportamenti di pacificazione e prenderà posto nel gradino più basso della gerarchia.
                -I cani di grado più alto ignorano completamente la cosa.
                -Non c’è Dominanza fisica. Tutto avviene attraverso dominanza psicologica e tutto è rituale.
                -Una piccolissima percentuale di cani Alfa assume la propria posizione attraverso la forza e la brutalità: questi però vengono presto deposti.
                -Nessun capo è come un dittatore.
                -La maggior parte dei cani Alfa regna con benevolenza. Loro sono sicuri della loro posizione. Non litigano per dimostrare la loro posizione. Farlo abbasserebbe il loro status sociale, in quanto…
                -Gli animali di medio rango litigano. Loro sono insicuri della loro posizione e vogliono avanzare rispetto ai loro pari.
                -I cani di rango più basso non litigano. Loro sanno che perderebbero. Conoscono la loro posizione e l’accettano.
                -Alfa non significa fisicamente dominante: significa che controlla le risorse.
                -Moltissimi cani Alfa sarebbero troppo piccoli o fragili per dominare fisicamente, ma hanno imparato a gestire il controllo delle risorse più importanti.
                -E’ il cane stesso a decidere quali sono le risorse di maggior valore. Un cane Alfa potrebbe rinunciare ad un buon punto in cui dormire semplicemente perché non gli interessa.

                La dottoressa Myrna Dilani scrive che i cani Alfa non sottomettono con la forza gli altri cani, ma “governano” attraverso un sottile controllo psicologico, attraverso un portamento rilassato e sicuro, sguardi “crudeli” e fissi, camminate fiere, abbaiando o ringhiando.
                E’ tutto ritualizzato.
                Le interazioni giornaliere sono regolate da una serie di comportamenti di deferenza (da parte dei subordinati) e cooperazione aventi il ruolo di limitare le aggressioni.
                La differenza tra il modello della Dominanza e quello della Sottomissione è che nel secondo non sono i “capi” a sottomettere a forza gli animali di grado più basso, ma sono quest’ultimi a sottomettersi di propria volontà al cane Alfa riconoscendo da se la loro posizione di subordinati.

                Fino a questo punto penso che in queste regole si siano riconosciuti sia i gentilisti che i tradizionalisti.
                Infatti nessun tradizionalista che lavora rispettando i cani vi dirà mai che la leadership si conquista con la paura, il dolore e la crudeltà…quelli sono i macellai e non sono degni di essere chiamati né addestratori, né educatori.
                I problemi sorgono quando ci si pone la domanda “e se il subordinato non capisce che deve essere tale? Cosa fa l’Alfa?”
                A questo punto, come abbiamo già detto, i primi accusano i secondi di maltrattare, picchiare, vessare il cane, mentre i secondi accusano i “gentilisti” di lasciar fare al cane tutto quello che vuole e gli augurano di venire presto morsi!
                Per rispondere a questa domanda (senza invischiarsi in sterili polemiche) bisognerebbe prima però cercare di capire perché il cane vuole provare la scalata gerarchica.
                Stando alle regole sopra elencate possiamo notare che sono i cani di medio rango che si sfidano a vicenda; di conseguenza, se il cane arriva a mettere in discussione il nostro stato di leader, significa che in realtà lui non ci vede come tali: ci vede come suoi pari e vuole “giocarsi” con noi il posto di comando (comando inteso però come ruolo superiore tra i soggetti di “mezza tacca” gerarchica).

                La differenza di vedute tra le due “fazioni” fa sì che a questo punto ci siano due modi di procedere: i gentilisti ignorano il fatto e iniziano a lavorare a monte: quindi enfatizzano il controllo delle risorse e fanno capire al cane che loro sono i capi perché loro decidono quando si mangia, si passeggia, si gioca, ci si coccola.
                I “tradizionalisti” invece preferiscono non far passare sotto silenzio il fatto e punire il comportamento sbagliato, oltre a gestire il controllo delle risorse.
                Il problema che ha fatto nascere tante discussioni è “come punisco il comportamento sbagliato? Cosa succederebbe in natura?”.
                I “tradizionalisti” (non i macellai! badiamo bene a non fare di tutta l’erba un fascio) suggeriscono di comunicare con il cane attraverso il suo stesso linguaggio, ossia di ringhiargli e di capovolgerlo a pancia all’aria.
                A questo punto, se il cane si arrende, tutto è finito; non si porta rancore e si inizia una nuova gestione del cane.
                Coloro i quali in queste circostanze picchiano il cane, prendono magari il cucciolo per il coppino e lo scuotono con violenza, usano botte, frustate o qualsiasi altra cattiveria possa venire in mente… non sono “tradizionalisti”, sono ignoranti. Punto.
                Così come chiunque sgridi il cane e poi non si ponga il problema di costruire un rapporto più corretto con lui non può essere chiamato Leader.

                I “gentilisti” criticano anche questo tipo di approccio perché ritenuto inutile: dicono che è sufficiente ignorare e gestire meglio le risorse.
                I “tradizionalisti” dicono che è più naturale così; nota bene, il loro intento non è quello di spaventare o far del male al cane!
                Il loro intento è riprodurre quel movimento che fa la madre quando per sgridare i cuccioli troppo fastidiosi li prendono per il collo e li schiacciano a terra immobilizzandoli.

                Se andiamo a vedere le relazioni sull’osservazione di branchi di cani fatte dal Dr. Ian Dumbar possiamo leggere che quando un sottoposto non mostra volontariamente deferenza e rispetto in genere è sufficiente uno sguardo fisso da parte del cane Alfa per rimettere le cose in chiaro.
                Solo raramente c’è bisogno di rinforzare il proprio rango dimostrando una dominanza fisica.
                I combattimenti e i litigi capitano raramente, se non come esacerbazione di problemi di socializzazione o per interventi umani.
                In realtà le gerarchie vengono chiarite all’interno del branco man mano che il cucciolo cresce attraverso il gioco e prove di forza “psicologiche” tra lui e gli adulti.
                Nel caso un cucciolo infastidisse troppo un adulto, può venire rimproverato con piccoli morsi o con scene terrorizzanti (che durano peraltro pochi secondi) in cui si vedono cuccioli piangenti al suolo con la mamma ringhiante sopra. Scene terrorizzanti, appunto…ma niente più: il classico “tanto rumore per nulla”.
                Nel caso di inserimento di cani adulti all’interno del branco le gerarchie verranno ristabilite attraverso combattimenti ritualizzati in cui uno dei due adulti alla fine deciderà spontaneamente di sottomettersi attraverso una delle posture o dei comportamenti atti allo scopo.
                E’ vero che in alcuni casi, se ci si limita ad andarsene e ad ignorare il comportamento, può capitare che il cane si rafforzi nel suo atteggiamento e che per un attimo si senta veramente il cane “capo”; quindi, se ci si limitasse solo a ignorare le cose, presto queste potrebbero prendere una piega pericolosa.
                Ma è importante sottolineare che per quanto i due punti di vista possano litigare sull’opportunità o meno di punire al momento del misfatto (comunque si parla sempre di cose gravi come nel caso di un tentato morso, mai della “pipi”fatta in casa!) entrambi sono d’accordo sull’importanza di rivedere il rapporto del cane attraverso una terapia comportamentale che riveda profondamente quello che è il controllo delle risorse e il nostro atteggiamento nei confronti dei nostri amici pelosi.
                Non bisogna infatti dimenticare che se ci si rapportasse in modo corretto fin da subito, mettendo in chiaro quali sono i propri ruoli e i propri diritti/doveri, non ci sarebbe bisogno di nessuna disquisizione sull’utilità o meno della punizione.
                Melissa Alexander scrive: “Il tuo lavoro è essere un leader, non un boss, non un dittatore. La leadership è una grande responsabilità. Il tuo lavoro è provvedere a tutto ciò di cui il tuo cane può aver bisogno…cibo, acqua, cure veterinarie, bisogni sociali, sicurezza,ecc.
                Se tu fallisci nel provvedere a ciò di cui il tuo cane ha bisogno, il tuo cane provvederà a soddisfare questi suoi bisogni da solo”.
                Questo non vuol dire dare tutto al cane, essere permissivi e lasciarlo “selvaggio”, perché verrebbero quindi a mancare i “bisogni sociali” e la “sicurezza”. Un buon capo sa quando e quanto dare e quando no.
                In realtà, quindi, la disquisizione sull’esistenza o meno delle gerarchie è più che altro una questione di forma su ciò che “gentilisti” e “tradizionalisti” intendono per dominanza e su come questa debba essere dimostrata”.

                Siete tutti d’accordo? Gentilisti e tradizionalisti?
                Presumo (e spero) di sì: e con questo spero si capisca che spesso si sta a litigare come dei pirla solo sulla terminologia, o sull’etichetta di turno, invece di occuparsi – magari – di contrastare di comune accordo i macellai.
                Per quanto riguarda poi il caso Millan… in tutto ciò che si è detto sulla dominanza, voi riuscite a vedere la figura di Cesar Millan e il suo modo di intenderla?
                Presumo (e spero) di no…dopodiché io non ho altro da aggiungere.

                E voi?

                #7438
                Anonimo

                  guarda espada sinceramente non ho letto tutto quello che hai scritto, mi sono fermato a quando hai cominciato a dire che Cesar è un “calciatore” di cani. allora in anzi tutto quel “calcio” (che poi non so come fate a chiamarlo calcio) è un tocco che serve per distrarre il cane! per distogliere la sua attenzione! (p.s. se quel tocco invece che con il piede lo si fa con la mano è la stessa identica cosa, solo che in certe situazioni non puoi usare la mano e bisogna usare il piede, ma ovviamente a gli occhi di voi anticesar quel gesto col piede è una cosa bruttissima! ora ti chiedo è vero o no che un cane cerca di tranquillizzare un altro cane agitato dandogli dei “tocchi” con la bocca? a me per esperienza personale risulta di si! io ho risolto molti problemi con il metodo Millan che i biscottini non sono riusciti a risolvere!! e non avevo cani aggressivi o altre problematiche serie, erano semplici problemi di super eccitamento! ognuno fa quello che meglio crede però ti dico che ho aiutato dei miei amici a risolvere dei problemi col loro cane che gli addestratori che chiedevano 50 euro a seduta non hanno risolto!!

                  #7439
                  espada
                  Utente
                    • @espada

                    se tu avessi letto LA PRIMA RIGA quanto meno non staresti blaterando che l’ho scritto io, visto che l’ha scritto Valeria Rossi.

                    io non sono “anticesarmillanista” ma allo stesso modo non sono “cesarmillanista” quindi queste manie di persecuzione consiglio di evitarle perché interessano poco.

                    per fare i tifosi ci sono gli stadi!

                    Se vuoi approfondire i diversi modi di toccare un cane (ottimo argomento, molto interessante) apriamo un topic ad hoc

                    #7445
                    angelica
                    Admin
                      • @angelica

                      Stamattina stavo un po’ ripensando ai cani guida per ciechi, e ai test che vengono fatti per scegliere i cani più idonei da addestrare per questo tipo di lavoro: questi test valutano vari tratti della personalità del cane e la sua capacità di adattamento all’ambiente; sono parecchio duri, nel senso che non tollerano granché margini di errore.

                      è importante in questo frangente che il cane sappia di per sé, senza che gli venga insegnato, come comportarsi nel modo più corretto, ad esempio non deve essere timoroso su nessun tipo di superficie; questo perché verrà affidato a persone che semplicemente non possono occuparsi della sua gestione. Una persona cieca non è in grado di preoccuparsi dell’ambiente circostante e di calmare il cane se si spaventa per il netturbino che passa; al contrario, è il cane che deve occuparsi della passeggiata e fare le scelte giuste per garantire la sicurezza del suo proprietario.
                      Eppure allo stesso tempo deve essere assolutamente ubbidiente, e tornare al richiamo più blando senza esitare.

                      Ora, l’ideatrice di questi test è una convinta sostenitrice del fatto che per il cane sia di fondamentale importanza stabilire i rapporti di potere, quindi questo intervento non nasce da una premessa faziosamente di parte, tuttavia mi pare che la questione sia legittima:

                      Come interpretate in questa circostanza le relazioni gerarchiche? è l’unico caso in cui è lecito al cane avere una posizione superiore al proprietario?
                      Non sarebbe pericoloso se questo cane dovesse rimarcare il concetto?
                      Come spiegate che comunque obbedisca prontamente a qualsiasi comando, ed esegua ciò che è utile per il proprietario senza fare scelte di sua testa(ad esempio dove andare quando sono per strada)?

                      #7463
                      Anonimo

                        Ma vedi, mi sembra che il discorso non cambi, non credo che il cane per ciechi debba prendere una posizione “dominante”.
                        Deve essere un cane equilibrato e senza “tare” caratteriali e comportamentali, sicuramente questo si.
                        Però è il suo padrone, anche se cieco, che decide dove si va, quando si va etc; il cane è uno strumento per il “come si va”, ma lo decisioni operative stanno comunque all umano.
                        Non è che il cieco viaggi in base ai desideri del cane.

                        #7465
                        angelica
                        Admin
                          • @angelica

                          Appunto MrDoc, il cieco non viaggia in base ai desideri del cane, ma è il cane a fare le scelte relative alla sicurezza (ad es camminare sui marciapiedi e non in mezza alla strada, evitare pali..)ad essere il punto di riferimento: non è questo quello che fa un leader?

                          Come può essere in grado di gestire queste situazioni senza sentirsi il capobranco?
                          Al contrario: come potrebbe un cieco gestire il cane se avesse delle incertezze, se fosse lui ad aver bisogno di una guida?
                          Un cane che cerchi una guida in un cieco non la può trovare, quindi deve per forza prendere il ruolo di capobranco.
                          I capibranco obbediscono agli ordini dei loro sottoposti? I capibranco sono dominanti?

                          #7470
                          espada
                          Utente
                            • @espada

                            quindi un cane per ciechi:

                            – è necessariamente “Alfa”, infatti dev’essere anche in grado di essere indifferente a qualsiasi minaccia di persone o cani senza per questo esserne intimorito

                            – è necessariamente nella posizione di prendere alcune decisioni tattiche se non addirittura strategiche per il suo branco

                            purtuttavia

                            + rispetta il rango del non vedente a cui è stato assegnato

                            + esegue diligentemente il compito che gli è stato impartito

                            + non si appropria delle risorse che potrebbe naturalmente ed istintivamente volere per sè

                            credo sia uno spunto su cui valga la pena riflettere più di qualche istante…

                            #7477
                            Anonimo

                              Appunto MrDoc, il cieco non viaggia in base ai desideri del cane, ma è il cane a fare le scelte relative alla sicurezza (ad es camminare sui marciapiedi e non in mezza alla strada, evitare pali..)ad essere il punto di riferimento: non è questo quello che fa un leader?

                              Direi proprio di no, come ho scritto qualche giorno fa, (che riporto perchè non so se lo hai letto) nel libro di un pastore anglicano che si occupava di allevare e educare cani, in un suo branco la leader era una femmina, che non era la più forte o la più veloce, ma era quella che aveva le maggiori capacità di scovare le prede [gestione delle risorse].
                              Il cieco sarebbe quello che comunque fornisce il cibo, l’ acqua e il riparo al cane, che decide la cadenza della giornata, dove andare, cosa fare.
                              Il cane è uno strumento e basta; l’ uomo si fa aiutare dai cani in molte situazione e lo usa come uno strumento per funzioni che il cane fa meglio dell umano, ma non per questo il cane si sente leader.
                              Il comando è sempre dell’ umano.

                              #7478
                              espada
                              Utente
                                • @espada

                                Il cieco sarebbe quello che comunque fornisce il cibo, l’ acqua e il riparo al cane, che decide la cadenza della giornata, dove andare, cosa fare.
                                Il cane è uno strumento e basta; l’ uomo si fa aiutare dai cani in molte situazione e lo usa come uno strumento per funzioni che il cane fa meglio dell umano, ma non per questo il cane si sente leader.
                                Il comando è sempre dell’ umano.

                                credo che siamo tutti d’accordo su questo, probabilmente le formulazioni interrogative e/o negative di alcuni altri messaggi possono aver fatto pensare al contrario.

                                quello che credo fosse intenzione anche di Angelica sottolineare è che – non ostante il cieco debba affidarsi (nell’usarlo) al cane in quanto non dispone di tutti gli elementi per governarne le singole azioni – purtuttavia il cane da accompagnamento NON TENTA SCALATE GERARCHICHE.

                                proprio perchè, come ricordavi citando anche il pastore anglicano, il cane sa chi è che gestisce le risorse!

                                va sempre ricordato che comunque stiamo parlando di un cane estremamente addestrato e selezionato, anche in base alla sua “intelligenza ubbiditiva” e docilità… in generale il rischio di non saper gestire le risorse e quindi confondere il cane nel riconoscimento dei ruoli ci può essere sempre, indipendentemente dal cane.

                                #7481
                                angelica
                                Admin
                                  • @angelica

                                  Direi proprio di no, come ho scritto qualche giorno fa, (che riporto perchè non so se lo hai letto) nel libro di un pastore anglicano che si occupava di allevare e educare cani, in un suo branco la leader era una femmina, che non era la più forte o la più veloce, ma era quella che aveva le maggiori capacità di scovare le prede [gestione delle risorse].
                                  Il cieco sarebbe quello che comunque fornisce il cibo, l’ acqua e il riparo al cane, che decide la cadenza della giornata, dove andare, cosa fare.

                                  Bella risposta, mi piace: bravo! :)

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